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Il frigorifero che ha stregato l'intera valle Morobbia

A Sant’Antonio le birre della Morobbiotta, microbirrificio fondato due anni fa da Dannis Dominguez e Claudio Leone, vanno a ruba anche grazie al self service


OMAR CARTULANO 12.12.2023 06:00

Claudio, abbiamo finito di nuovo le birre.» Non ci credeva Dannis Dominguez la scorsa estate nel vedere il suo frigorifero self service installato fuori dal garage-birrificio di Sant’Antonio continuamente svuotato. Tanti i turisti di passaggio a rifornirsi di qualche fresca birra artigianale, ma numerosi anche i ticinesi e gli stessi abitanti della Valle Morobbia che hanno imparato a conoscere il microbirrificio nato nell’autunno 2021. «Il piccolo frigo che continuiamo a rifornire è il nostro miglior cliente», spiega sorridendo Claudio Leone, co-fondatore della Morobbiotta insieme all’amico conosciuto durante un corso di degustazione di birra.

Dannis si è anche diplomato in Italia come birraio artigiano ed è quindi lui ad avere una cura certosina delle ricette del microbirrificio bellinzonese, d’intento con Claudio. I due definiscono il prodotto come «sempre in crescendo» anche grazie al confronto con i propri clienti, fondamentali per capire che indirizzo prendere e come «non essere uguali agli altri».

Di unico e irripetibile c’è sicuramente il carattere locale di una valle un po’ discosta, valorizzata dai nomi delle birre (corrispondenti ai nuclei della Morobbia) e dall’etichetta che raffigura quanto si vede guardando fuori dal birrificio: lo sguardo spazia dalla verde vallata su fino alla vetta del Camoghè.

Nella linea base del marchio bellinzonese ci sono cinque birre, ma sono due quelle più apprezzate: la Vèlen (una German Pale Ale dal corpo leggero) e la Carena, una Vienna Lager dal corpo medio pieno. All’offerta standard si aggiungono poi le birre stagionali, varie collaborazioni con altri birrifici e delle produzioni esclusive, come quella che viene fatta per il Morobbia Trail.

Come per tante altre realtà in crescita ma autofinanziate, al momento la Morobbiotta non porta ancora guadagni. Tutto viene reinvestito per espandere e migliorare la produzione, ma i due fondatori sono fiduciosi sul potenziale dei loro prodotti e non escludono di poter assumere anche dei dipendenti in futuro.

Tra i sogni nel cassetto c’è l’ambizione di aprire un gastropub e prima ancora di creare una sorta di beer truckper partecipare agli eventi con originalità.




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